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Max Bellocchio: un regista innovativo


Max Bellocchio  è un regista  cinematografico che ha saputo modificare il suo raggio d’azione, intuendo in anticipo che  i  i gusti  del pubblico erano cambiati. Nella sua carriera  vanta  un premio alla regia e ben  tre Oscar ricevuti a  Las Vegas, un premio internazionale ricevuto a Cannes, ma anche in Italia un importante riconoscimento  per la rivista “Video Impulse” ricevuto da Paolo Limiti,  che allora presentava la serata.

Max, vogliamo ripercorrere la sua carriera?

Ho iniziato negli anni 85 e 86 come Aiuto Regia di una produzione che stava a Rimini, la Titan Trust, quindi  dopo  aver  trascorso un lungo periodo  ad aiutare il regista a organizzare i film, ho scritto qualcosa anche io per loro e dopo tante esperienze fatte con questa produzione, ho deciso di dedicarmi a mie produzioni.  Voglio ricordare tra queste, un film fatto a Torino, dove abbiamo girato in una settimana, dal titolo “Il volto del male” con Antonio Zequila, il famoso “Mutanda” degli anni 80.

Attualmente quali sono i suoi impegni?

Stiamo preparando una nuova fiction denominata “l’Alleanza”, dove si parla di Alleanza fra le varie Mafie: la Mafia Albanese, la Ndrangheta calabrese, e la Camorra napoletana,  in produzione c’è anche un’altra fiction dal titolo “Nuova Camorra”. Questo  genere di film polizieschi  all’estero sono richiesti, visto che abbiamo un distributore americano che ce li richiede.

E’ legato a qualche lavoro particolare del passato?

Ho fatto un film in America esattamente a Los Angeles, dove ho partecipato come attore  e mi sono divertito tantissimo perché una cosa è stare davanti alla camera e una cosa è stare dietro, lì devi pensare a tante cose per far funzionare tutto. Sicuramente ci si diverte più come attore, ho fatto anche delle comparse in piccoli film polizieschi, dove svolgevo il ruolo del Commissario. Essere guidato e non dover pensare a tutti i problemi che ci sono sul set è veramente molto bello, invece adesso da regista, per questa nuova serie, devo scrivere le sceneggiature, fare i casting, organizzare i dialoghi, fare i provini quindi è un lavoro molto più impegnativo.

Tra i personaggi che ha diretto si ricorda qualcuno in particolare?  

Un attore calabrese, Costantino Comito, conosciuto tramite un amico, con il quale, dopo aver  girato dopo pochi giorni, si è stabilito immediatamente un rapporto  molto bello fra noi.  Poi feci un piccolo corto  organizzato con Maurizio Mattioli, un personaggio che amo molto e  a seguito di questa  conoscenza professionale, siamo diventati amici.

Lei prima del poliziesco faceva un  altro genere di film, vero?

Si,  io in effetti nasco  nel genere dei cosiddetti  film  per adulti.  Negli anni 90, iniziai la mia carriera con Mario Savieri che mi indirizzò verso questo genere di film, quindi per diversi anni sono stato quasi sempre all’estero, lavoravo per una compagnia dal nome “Prive” che voleva  che i film fossero girati sulle spiagge tropicali,  tra barche, navi, aerei, in una versione soft e erotica.  Ho trascorso cinque anni tra il Madagascar, le isole delle Seychelles, Guadalupe, Martinica, così ho acquisito una certa esperienza e mi sono reso conto che nella versione erotica, ero diventato particolarmente bravo a dirigere gli attori. Qualcuno mi fece presente che avrei potuto fare anche qualcosa di diverso dai film hard, ho seguito il consiglio e  ho iniziato a fare qualcosa di concretamente diverso, volgendo  la mia attenzione  al  genere poliziesco.

Si è ormai esaurita la produzione dei film hard in Italia?

C’è sempre richiesta, ma con l’avvento di Internet, con il fatto che tutti possono scaricare film gratis o andare su qualche sito e vederli, non c’è più  richiesta  da parte  dei produttori. Oggi produrre un film per adulti significa spendere 30-40-50 mila euro che non si recuperano più, ormai dopo un’ora che è uscito un nuovo film, già riescono a doppiarlo. I film polizieschi  sono quelli che si vendono di più all’estero, perché in Italia è molto difficile piazzare un prodotto se non hai delle conoscenze a Mediaset e alla Rai. Napoli è molto pittoresca e a livello fotografico è bellissima, all’estero è molto richiesta, piace il discorso del camorrista, le droghe, le donne, i night club, la cocaina e noi ci adattiamo a quello che il pubblico richiede.

Quali sono le sue aspirazioni future?

C’è  un film che ho in mente da tanti anni,  riguarda il periodo degli anni 80, quando per quattro, cinque anni , insieme ad un gruppo di amici napoletani,  eravamo soliti frequentare la stazione di Napoli e Piazza Garibaldi ad “acchiappare” le straniere che arrivavano con il treno dalla Germania.  Sono stati cinque anni dove ogni sera avevamo un appuntamento con una ragazza diversa, eravamo una decina di ragazzi e ognuno di noi riusciva a conoscere una ragazza che  poteva  essere tedesca e poi diventava americana, partiva questa e ne agganciavamo altre. Il  quotidiano di Napoli “Il Mattino” ci dedicò un articolo intitolato “I ragazzi della stazione di Napoli” come quelli dello zoo di Berlino e  di ognuno di noi descriveva  quello che facevamo. Il mio vero nome non è Max ma Alessandro, pertanto  dicevano  che Alessandro era un amante delle donne robuste, “chiattoncelle”,  che non ne lasciava sfuggire nessuna. Ci descrivevano come dei play boy, però non lo facevamo mai a scopo di lucro e alla fine l’articolo diceva: anche grazie a loro  si riesce ad attirare le turiste a Napoli, perché le amiche una volta ritornate in patria raccontano  di questi ragazzi, producendo  pubblicità. Quindi sarebbe bello fare un film di noi ragazzi degli anni 80 alla stazione, che era come andare a teatro, difatti  ogni sera recitavamo la stessa cosa, però con ragazze e attori diversi. Quindi tutte le sere raccoglievamo  ragazze in albergo, le portavamo a Mergellina a mangiare i taralli, poi la pizza all’Antica pizzeria da Michele a  Posillipo, poi di seguito a vedere il golfo di Napoli  e se tutto andava bene ….si terminava la serata  a letto con le ragazze in albergo. Quindi per cinque anni, abbiamo fatto sempre le stesse sequenze cambiando solo le attrici, ma le modalità erano sempre le stesse e posso dire che in cinque anni ho conosciuto ragazze di diverse nazionalità: americane, giapponesi, tedesche,svedesi e ognuna di loro aveva un fascino particolare.

Cosa hanno i napoletani più degli altri, e come fanno ad avere da sempre questo  istinto alla recitazione?

Noi a Napoli nasciamo artisti, è la città stessa che ce lo permette, sappiamo già cantare ed in macchina non ci vergogniamo assolutamente a cantare a squarciagola davanti ad una ragazza appena conosciuta, abbiamo questo modo di essere simpatici.

Grazie di tutto Max Bellocchio.

Rino R. Sortino


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