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“L’isla Bonita” di Cuba ha conosciuto una storia importante


Cuba, la più famosa tra le isole caraibiche, in realtà è un arcipelago composto da quasi 4200 isole e isolette (denominate cayos), oggi è  la destinazione ideale per chi vuol godersi in tutta sicurezza, di un mare cristallino, spiagge bianchissime e una natura rigogliosa. La storia di Cuba è densa di avvenimenti importanti da suddividere in tre fasi o periodi coloniali: il 14 ottobre 1492 Cristoforo Colombo sbarcò a Cuba (presso la Baia di Bariav) ed avvenne il primo incontro con gli indigeni locali “taìnos”, che rimasero ben presto sterminati dagli spagnoli. Nella prima fase, dove la Spagna rimase fino al 1762, l’Avana diventò il punto di raccolta di tutto l’oro che i galeoni diretti a Siviglia cercavano nei paesi del Centro e Sud America. Nella seconda fase nel 1762,  la Gran Bretagna con una flotta regolare di 62 navi, al comando di George Keppel puntò diritto su l’Avana, la assediò e la espugnò. Il dominio dei coloni inglesi durò solo 11 mesi, poi (nella terza fase coloniale) il trattato di Parigi dopo la guerra dei Sette anni, restituì l’Avana agli spagnoli. (1763-1898).  Il dominio spagnolo portò alla decimazione della popolazione locale, fu molto cruento, creò, nella borghesia cubana, una certa insofferenza ed un desiderio di maggiore autonomia. Tali problematiche sfociarono, sul finire dell’Ottocento, alle tre cosiddette “guerre di’ indipendenza“ Nel 1899 Cuba finalmente ottenne l’indipendenza dalla Spagna, ma si trattò di una strana indipendenza, perché a ricevere le consegne dell’amministrazione coloniale fu John Broke, generale degli Stati Uniti. Questi con il suo esercito verso la fine della guerra intervenne in aiuto degli insorti, da quel momento Cuba venne trasformata in una sorta di protettorato degli Stati Uniti e da allora gli americani si intromisero in tutte le scelte politiche dell’isola, appoggiando sia  governi democratici, che dittatori spietati, come Gerardo Machado e Fulgencio Batista. Cuba si riciclò pertanto da colonia spagnola, in una dipendenza di Washington. La storia recente di Cuba è  legata al personaggio carismatico di Fidel Castro, mito per certa estrema sinistra d’epoca, tiranno per l’ex presidente americano George W. Bush. In realtà Fidel  non può essere considerato né l’uno né l’altro, la storia del castrismo è come bere un mojito, il tipico cocktail cubano che abbina noti dolci a sapori  aspri. La crisi economica degli anni Cinquanta, le politiche e la corruzione di Batista, contribuirono a far crescere un movimento di opposizione al regime. Tra i fautori alla guerriglia,  emerse la figura di  Fidel Castro, un giovane avvocato che aveva studiato all’Avana presso i gesuiti. Il 26 luglio del 1953, a Santiago di Cuba, Castro guidò l’assalto a un’importante base militare, la “Caserma Moncada” di Santiago, che si concluse con  un  fallimento e nonostante il massacro  di settanta guerriglieri, l’episodio  segnò l’inizio della rivoluzione cubana. L’episodio diede nome al  “Movimento del 26 luglio” che persistette nella lotta al regime di Batista, Fidel, a seguito dell’assalto alla caserma, fu condannato a quindici anni e incarcerato. Di fronte al Tribunale che lo stava processando con l’accusa di “attentato ai Poteri Costituzionali dello Stato e insurrezione”,  Fidel Castro si dimostrò avvocato di se  stesso, pronunciando il famoso discorso noto come “La storia mi assolverà”. In seguito, Fidel dopo essere stato liberato prima del tempo da Batista durante un’amnistia, nel 1955, fuoruscì da Cuba e si diresse prima negli Stati Uniti e poi in Messico, dove progettò la rivoluzione nei dettagli. Rientrato clandestinamente nel suo paese, Castro iniziò la guerriglia dove presero  parte tra gli altri, anche Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos. Il movimento crebbe sempre  più, venne creato un piccolo esercito popolare deciso ad affrontare quello nazionale. La lotta culminò con la battaglia di Santa Clara, del 30 dicembre del 1958 e con la fuga, a Capodanno, di Fulgencio Batista. L’8 gennaio Fidel Castro e i “barbutos” riuscirono ad entrare all’Avana, la capitale. Dopo la conquista del  potere nel 1959  da parte di Fidel Castro, nel mag­gio del 1961 venne instaurato uno Stato socialista con un governo rivoluzionario, che avviò una politica di riforme radicali. Vennero  stabilite come prima misura, relazioni diplomatiche con l’URSS,  e si statalizzò  l’agricoltura con  la  nazionalizzazione di   industrie,  banche e servizi.  Prima della rivoluzione, l’economia del’isola, controllata dal capitale statunitense, era fondata sulla monocultura della canna da zucchero, poi quando dagli anni sessanta,   Cuba  decise di  stringere un patto di mutua assistenza con l’Unione Sovietica (a quel tempo Urss),  si preferì cedere  al  nuovo partner  la maggior parte dello zucchero, in cambio di petrolio, aiuti finanziari e militari.  Tutto questo    venne  considerato dagli Stati Uniti come un’ingerenza inaccettabile, le conseguenze furono la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Stati, con la chiusura  nel gennaio del 1961 dell’ambasciata americana a L’Avana. Ci furono inoltre, una serie di  sanzioni promosse dall’allora presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, con“il cosiddetto  embargo” che ancora oggi è in vigore, Altri avvenimenti risultarono in quegli anni determinanti: il tentativo (fallito) di rovesciare Castro con l’attacco alla Baia dei Porci   da parte di alcuni esuli cubani, addestrati dalla CIA e sostenuti dagli Stati Uniti. Cuba sentendosi minacciata si rivolse a Mosca e Nikita Krusciov, leader del Partito Comunista e Presidente del consiglio dei ministri dell’Unione Sovietica, decise di installare nell’ottobre del 1962, una batteria di missili nucleari a medio raggio sull’isola di Cuba, che  avrebbero consentito  di colpire gli Stati Uniti con precisione e senza preavviso. Come conseguenza  di  questa decisione, dalle basi sparse un pò ovunque nel mondo, aerei da guerra americani caricati con testate nucleari, iniziarono a compiere voli di pattuglia sempre più vicini ai cieli dell’Unione Sovietica. Il 27 ottobre Krusciov ricevette  “la lettera dell’Armageddon”, un messaggio in cui Castro gli chiedeva di lanciare un attacco nucleare, se l’isola fosse stata invasa,  ma quando il pericolo della terza guerra mondiale  sembrava imminente, il 27 ottobre si giunse a un accordo.  Krusciov  vista la fermezza di Washington  optò per una via diplomatica, accettò di ritirare i missili in cambio di garanzie sull’indipendenza dell’isola. Gli Stati Uniti da parte loro  si impegnarono a rimuovere segretamente i loro missili nucleari da Turchia e Italia. Cuba da allora, divenne lo Stato satellite dell’Urss più prossimo agli Usa, poi quando terminò la guerra fredda in coincidenza con la fine dell’Unione Sovietica del 1989, Cuba  rimase in una situazione di isolamento economico internazionale di grande crisi e migliaia di cubani si gettarono in mare, cercando scampo in Florida. Un rapporto dell’Avana presentato all’Onu nel 2006 quantificò i danni all’economia cubana in 84.108 miliardi di dollari per la difficoltà  delle industrie di far funzionare i macchinari in gran parte “made in Usa” e  privi di pezzi di ricambio.  Nei nostri giorni il turismo nell’isola caraibica, ormai è divenuto una delle risorse più importanti di reddito  ed un’attività destinata a prendere in prospettiva il posto dello zucchero. Il merito maggiore di Fidel è stato quello di aver dato ai cubani un’identità e un orgoglio nazionale togliendoli dallo stato di colonia. Contro di lui invece, ci sono  diversi rapporti  di Amnesty International che hanno riferito negli anni, la persistente carcerazione di diversi  prigionieri colpevoli solo di “dissenso” nei confronti della rivoluzione. Il 31 luglio del 2006 Fidel Castro, a causa dei suoi problemi di salute,  dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico all’intestino, lasciò il suo incarico di  capo di Stato, al fratello Raúl, che si fece promotore  di diverse riforme economiche incentrate sulla liberalizzazione del mercato dove riuscì a  fornire nuove tecnologie.

Rino R. Sortino


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