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La scrittrice Myriam Ambrosini presenta la sua ultima perla “Phantazo”


Myriam Ambrosini è una scrittrice romana, vincitrice di svariati premi  nazionali e internazionali.  Nel corso degli anni attraverso le sue pubblicazioni ha sempre espresso un animo versatile e disponibile a confrontarsi con stili diversi: noir fantasy, giallo mystery.  Myriam rivela nei  suoi scritti una fantasia non comune, desiderosa di far sempre nuove conoscenze,  per cui non ha alcuna remora ad immergersi e sperimentare nuove esperienze artistiche e culturali. Al fine di  perseguire tale finalità, a  volte, si è espressa anche  in campi che nulla avevano a che fare con il suo background culturale. Nella narrativa i suoi racconti sono sempre diversi ed eclettici proprio perché le  piace spesso sperimentare e percorrere nuove strade e quando è raggiunta da una nuova ispirazione è in grado di captare se è quella giusta.  Myriam ha un continuo desiderio,  quello di entusiasmarsi in continuazione della metamorfosi della natura: sia che si tratti della  fogliolina che cresce, all’uccellino che cinguetta … Il mondo interiore della scrittrice contempla la cultura  a 360 gradi,  non disdegnando la visita a mostre e gallerie d’arte, in quanto le ritiene un giusto arricchimento dello spirito. In “Phantazo” l’ultima opera scritta  da Myriam Ambrosini,  ci sono sia riferimenti esoterici, che legati agli interrogativi esistenziali ed in particolare del  perché esiste il dolore nel mondo. Ho incontrato la scrittrice Myriam Ambrosini nel suo eremo campestre situato nella campagna intorno a Sezze,  la ridente cittadina dei Monti Lepini e ci siamo intrattenuti  in una piacevole conversazione.

Myriam Ambrosini ci puoi parlare delle tue origini?

Provengo da una famiglia culturalmente preparata, mia mamma era un’insegnante e mio padre, che aveva frequentato il liceo classico, occupava in società un ruolo di prestigioso. Mio nonno paterno era stato anche nominato Cavaliere del lavoro dal Presidente della Repubblica in persona, per i suoi alti meriti.  Ho studiato con notevole impegno  al Liceo Classico Mamiani, uno dei più importanti e  più severi di Roma, non ero certamente la prima della classe, ma eccellevo su tutti in italiano.  In seguito mi laureai  in lettere alla Sapienza di Roma  con 110m e lode. La passione all’insegnamento me l’aveva trasmessa  mia madre e, per accumulare punteggio al Provveditorato, iniziai a fare supplenze e trovai poi lavoro  presso una scuola privata. Si trattava “dell ’Istituto Fevola”, allora la più antica e prestigiosa scuola privata di Roma, dove mi sono trovata ad insegnare storia, latino, filosofia ed in sostituzione di un’altra professoressa (quando si ammalatava) anche il greco.  Ho sempre avuto un rapporto cordiale con i miei alunni, rapporto che è proseguito anche dopo gli anni scolastici.

Phantazo  è  la tua ultima pubblicazione, e recentemente l’hai  presentato  in una calda giornata di luglio in un luogo suggestivo e di grande  interesse culturale  qual’è la Chiesa di San Michele Arcangelo a Sermoneta, con il Patrocinio dello stesso  Comune. Ci puoi raccontare com’ è sorta l’idea di  questo originale libro?

Come prima considerazione ci terrei a ringraziare il Sindaco di Sermoneta Pina Giovannoli per la gentilezza e la disponibilità che ha dimostrato nei miei confronti. L’ispirazione mi è stata fornita da un fatto contingente e  reale. Anni fa praticai del volontariato presso il Policlinico Gemelli, occupazione delicata per cui si viene selezionati da un’apposita Commissione medica. Una volta ritenuta idonea al ruolo, mi  affidarono a Reparti medici molto complessi e delicati, che altre persone avevano rifiutato.  Si trattava infatti di Oncologia  per malati terminali ed inoltre il Reparto dei  grandi ustionati o da pazienti afflitti da deformità,  per prestare supporto psicologico ai tetraplegici e paraplegici. Il mio compito era comunque di assisterli  a livello psicologico, poiché non sono un medico né un infermiere. Le vicende tristi e tutte le speranza cho ho assunto in quegli anni mi sono rimaste dentro per tanto tempo, sino a ripresentarsi quando ho deciso di  raccontarle. Prestai allora la voce narrante di “Phantazo” ad  una fantasma che si era materializzato  nel momento stesso in cui una donna  aveva visto la sua anima distaccarsi dal corpo.  A quel punto  quel fantasma di donna,  in realtà protagonista del romanzo e che non ricorda nulla della sua vita passata, neppure il suo nome, dopo aver creduto  di poter raggiungere presto l’aldilà, si risveglia invece nell’ospedale dove era morta e  si trova poi imprigionata, senza possibilità di uscirne.   Phantazo  è quindi una presenza incorporea che mantiene ancora tutti i sentimenti e le emozioni di quando era in vita e dimostra un grande empatia per tutte le persone con cui si trova a scontrarsi.  Nel libro si racconta la storia di molti  personaggi, dai malati, ai medici, agli infermieri, sino agli stessi parenti in visita. Il fantasma in particolare   si affezionerà a tre donne, diversissime per età, cultura ed ambito sociale che si trovano a condividere la stessa stanza  d’ ospedale.  Finirà per divenire per loro (anche se non riescono a scorgerla), come un’amica e    parteciperà  a tutte le vicende che Mara Francesca e Yasmine (questi i nomi delle tre donne)  raccontaranno. Sono storie di vita dov’è, tra l’altro messa in rilievo  la condizione femminile della donna. Mara infatti è una donna anziana e nell’ultimo periodo della sua esistenza, visto che si tratta ormai di una  malata terminale, ricorda il suo brutale e crudele contesto sociale contadino. Francesca  è invece una giovane arrivista che per essere sempre all’altezza di se stessa e dei logoranti impegni lavorativi, inizia a ricorrere alla droga e per questa ragione, rischia di morire per overdose.  Yasmine infine è una donna afgana  che è fuggita dal regime dei  Talebani, dopo aver  rischiato di morire a causa delle impossibili condizioni in cui quelle donne si ritrovavano a vivere. La storia di Yasmine è stata probabilmente quella che ha maggiormente colpito il pubblico presente  nella presentazione del libro in quel di Sermoneta: quando l’attrice preposta alla lettura dei brani ha infatti letto quella vicenda, il pubblico si è mostrato visibilmente  commosso. “Phantazo” ha naturalmente un suo epilogo, credo anche piuttosto singolare e non banale, ma naturalmente non sarebbe giusto svelarlo, togliendo al lettore la curiosità di scoprirlo da solo.

Nel leggere “Phantazo” è evidente  tutta una alternanza di situazioni che colpiscono il lettore.

Si, ma vorrei precisare che, nonostante il testo tratti di malattia, dolore e morte, si  ritrova anche tanta speranza e voglia di riscatto.  “Phantazo” lo ritengo un testo che affronta contenuti  piuttosto  profondi,  non è per palati troppo semplici, in quanto non  può essere facilmente comprensibile da tutti.

Miryam come ti sorgono in mente le idee, per la stesura dei tuoi libri?

Le idee mi  sorgono all’improvviso e come per caso, almeno che non affronti temi storici o autobiografici, mi appare come una sorta di  schermo bianco dove si proietta un’immagine. Da quel momento iniziano a  scorrermi nella mente “l’imput del futuro” riguardante un  racconto o un romanzo. A volte per fermare l’idea, se sono fuori casa, sono arrivata a fermare l’idea persino sul biglietto di parcheggio dell’auto … In seguito  elaboro,  piano piano il contenuto  del libro, senza una vera scaletta, per cui neppure io conosco il finale …. finchè non ‘ho  terminato tutto! Di norma scrivo di più nelle ore pomeridiane perché la mattina debbo occuparmi maggiormente del quotidiano, ma non mi pongo  un tempo limite, perché scrivo  quando e “Sino a Quando” ho l’ispirazione. In quanto alle idee non saprei dire da dove mi provengono, inoltre    mi  è stato più volte detto che nei miei libri si nota sempre un fondo di “Esoterismo di base”.

Hai scritto recentemente, altri testi durante il  brutto periodo che abbiamo passato legato alla pandemia?

Il lockdown legato alla pandemìa non mi ha causato in verità particolari problemi, dal momento che l’attività dello scrittore è di natura prettamente  solitaria, anzi, ho potuto rendermi conto di essere  stata sicuramente più creativa del solito in quel periodo.  Spero  piuttosto, di non dover mai accusare il blocco dello scrittore, che per un creativo si identifica come la peggiore delle dannazioni,  visto che costituirebbe un bavaglio alla mia fantasia, che deve trovare invece  sempre nuova linfa per espandersi.

I tuoi lettori sicuramente si aspettano altre tue opere editoriali. Ci puoi dire qualcosa?

Ho recentemente ultimato un libro di horror, intitolato “Selfie”, e lo intendo proporre ad una casa editrice inglese che tratta prevalentemente questa tipologia di argomenti.  Come si deduce dal titolo stesso è un libro che mette in rilievo il rapporto con noi stessi e con la nostra immagine, ma preferisco non dire di più. Ho poi già pronto un altro testo con l’editore che è disposto  a pubblicarlo. Il  titolo è “Ostracon”, e cioè il coccio  con cui gli antichi greci davano l’esilio a persone considerate indesiderabili.

 

Grazie Myriam Ambrosini della tua cortesia

 

Rino R. Sortino

 


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