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“LA SACRALITÀ DEL CORPO”


Violentare o, meglio, stuprare, dal latino ” stuprum”= costringere con la forza ad un atto sessuale … Nonostante le cronache, soprattutto negli ultimi tempi, ci abbiano ormai abituati a vicende legate a questo immondo atto di violenza, è quasi impossibie immaginare cosa realmente provi un corpo – e di conseguenza una mente ed un’anima – costretto a subire questo atto vile ed infame. Soltanto chi, per sua disgrazia, ne è stato vittima può capire sino in fondo quali devastazioni siano a tale “pratica” legate.
Se infatti esiste ” una sacralità del corpo” … Ed esiste, perchè questo abito di carne, sangue, muscoli ed organi – prestato o regalato che sia  – possiede realmente una sua sacralità (per i credenti vale il dogma “homo corpore et anima unus”), ci connota  e ci rappresenta nel mondo.
Un abito prezioso dunque di cui siamo responsabili e che, pur dotati di libero arbitrio, dovremmo comunque impegnarci a preservate dal degrado, dallo sfruttamento, dagli insulti fisici e morali. Un impegno che andrebbe a nostro totale beneficio, ma al quale spesso, per scelta personale, deroghiamo.
Ma cosa accade se è qualcun altro … Qualcuno al di fuori di noi che del nostro corpo se ne appropria e ne approfitta?
Considerandolo non soltanto ” cosa sua”, ma alla stregua di un oggetto, spesso persino di scarso valore e che può, se non DEVE per questo subire umiliazioni e sfregi?
Nell’analizzare questo doloroso ed anche scabroso tema, vorrei però sottolineare e porre alla vostra attenzione alcuni lati del fenomeno che, se non oscuri, almeno presi in minore considerazione e sui quali si tende a non  soffermarsi troppo.
Se infatti è facile comprendere la violenza bruta di uno stupro – che sia individuale o, peggio, di gruppo – si sottovaluta spesso quella che può verificarsi in quello che sembra un normale contesto quotidiano e famigliare … Che si tratti di un marito, un compagno, un amante.
Qui la violenza è più sottile … Subdola direi, perche da un marito, un compagno, un amante ci si aspetta un’attività sessuale, più o meno soddisfacente o regolare che sia, legata a dell’affettività, della complicità e del rispetto reciproco. Spesso invece non è così e purtroppo in tali frangenti diviene non solo ancora più difficile denunciarla, ma, almeno all’inizio, persino comprenderla … Per ignoranza stessa della materia – a che livello di può arrivare per considerare ” nella norma” un atto sessuale? – , per quieto vivere, per paura oppure – e qui la ferita dell’anima è anche maggiore – per amore, soltanto per amore: quel sentimento così totalitario che ti toglie le difese e persino l’intelletto.
Eppure è proprio questo tipo di violenza ” Intra moenia”  che tende, con il tempo, a trasformarsi in una ” cronicità degli stupri”, perché, se nella sfera sessuale tutto è permesso o possibile con il consenso di entrambi, non lo è più con la volontà predominante di uno solo ed il non consenso e la mancata accettazione dell’altro.
Qui ” la sacralità del corpo” viene omessa, calpestata … UN CONTINUUM … Un orribile divenire.
Il ” Mostro” non è dunque soltanto il predatore solitario o il branco sovraeccitato dall’appoggio numerico, con il supporto spesso di alcool o droghe, ma piuttosto uno stillicidio che, un po’ alla volta, ruba l’integrità anche dell’anima, mina l’autostima, calpesta ed uccida la dignità, proprio perché IL MOSTRO ha un volto noto, spesso anche amato.
MYRIAM AMBROSINI

Commenti (1)

  1. Enzo Casagni

    E’ purtroppo vero quello che dici. Credo alla radice ci sia che l’uomo non ha il coraggio di amare. per amare ci vuole coraggio. Amare è “donare”, ma l’uomo vuole solo “avere” è più semplice e più facile: non coinvolge il sentimento! Prendere a qualsiasi costo, come un qualsiasi oggetto! Solo un cuore “di carne” può risolvere il problema: l’anima deve guidare il corpo, non viceversa!

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