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Ilaria di Roberto presenta il suo nuovo libro “Tutto ciò che sono”


 

Ilaria Di Roberto è una scrittrice di Cori che qualche anno fa salì  alla ribalta delle cronache per essere stata vittima di Cyberbullismo e Revenge porn. La sua giovinezza la trascorse come quella di tante coetanee e fin dall’infanzia dimostrò interesse per il mondo della  scrittura, la poesia, il canto e   la danza. Con il trascorrere degli anni prese parte come modella ballerina, attrice e cantante a diversi musical, poi nel 2016 pubblicò la  prima raccolta di 35 poesie autobiografiche “Anima”. Nonostante nel passato Ilaria rimase coinvolta in situazioni difficili che le procurarono notevole disagio, non si è persa d’animo ed ha saputo reagire e  proseguire la sua vita. Oggi Ilaria è una donna e una persona diversa, grazie al supporto della  famiglia, di veri amici e della psicoterapia. La  scrittrice recentemente si è sempre dimostrata attiva nelle  battaglie sociali  e con la sua nuova raccolta “Tutto ciò che sono”  costituita da monologhi, pensieri e prose di carattere autobiografico, ripercorre il tema della violenza psicologica e fisica, al fine di restituire  dignità e identità al suo dolore. Il suo nuovo libro è rivolto non solo alle vittime, ma  soprattutto ai “carnefici” che consapevolmente perpetrano violenze di vario genere. Nei capitoli sono affrontate le diverse vicissitudini subite da Ilaria nel corso degli  anni:  il Revenge  Porn, il bullismo sui banchi di scuola, i disturbi alimentari, la dismorfobìa, (ossia la percezione errata del proprio corpo) ma vi sono anche gli aspetti positivi   che la vita offre e cioè il rapporto simbiotico con la scrittura che è stato il  suo vero colpo di fulmine sin da bambina.  Nel libro  sono sviluppati racconti anche di altre donne, che hanno subito il medesimo percorso di violenze. Ilaria tratta tutte le vicende con estrema sensibilità, ergendosi non su un piedistallo, bensì da una posizione di sorellanza nei riguardi di tutto il genere femminile. In “Tutto ciò che sono”  il lettore si ritrova coinvolto in un mix di ironia e rabbia, dal momento che ai momenti drammatici si alternano  toni più ironici,  nei riguardi delll’eterna diatriba dei rapporti tra uomo o donna. Ilaria l’abbiamo incontrata in una tarda mattinata di inverno a Cori, per comprendere con maggiore profondità la sua psicologia.

 

 

Ilaria,  ci conosciamo da alcuni anni e vedo che hai sempre una grande voglia di raccontarti. Nel tuo nuovo libro “Tutto ciò che sono”  cosa hai voluto rivelare di nuovo?

Questo libro da un lato è stato un’autoterapia, dall’altro svolge un ruolo educativo, io cerco di trovare con i miei lettori l’empatia di base. Vorrei  che  tutte le donne prendessero coscienza di sentirsi  libere nel  manifestare se stesse a 360 gradi,  per contribuire al disfacimento di ogni stereotipo che è composto da  pregiudizi. La competizione tra di noi non deve esistere, piuttosto si dovrebbe lavorare in coesione per superare l’oppressione di genere. All’interno del libro ci sono una serie di monologhi dove tratto del rapporto che ho con il ballo che ha avuto con me sempre un rapporto salvifico. Sono lieta inoltre, di presentare un monologo che tra l’altro ha già vinto il premio  come “ racconto dell’anno 2020” in un  concorso ideato da Angelica Loredana Anton.  E’ intitolato “lettera alla ragazza con il cappio al collo”,  e mi rivolgo a questa giovane donna che si è suicidata, (dopo un trascorso travagliato di abusi e violenze). Ma lo faccio nella stessa ottica in cui mi rivolgo alle donne che hanno avuto in comune con me un passato turbolento.

Quali rimedi urgenti dovrebbe attuare la Società secondo te per arginare questi  continui atti di violenza nei confronti delle donne?

 

Io innanzitutto auspico che venga istituita quanto prima una legge contro il “victim blaming”, ossia la colpevolizzazione della donna in caso di violenza. Mi piacerebbe battermi in questo senso anche a livello legale. La violenza va debellata già dal linguaggio. Ci vorrebbe a mio parere una giusta rieducazione, quindi  sarebbe il caso di riformattare tutto il sistema per impartire alle nuove generazioni  la cultura del rispetto, in contrapposizione alla cultura dello stupro che colloca il genere femminile in una posizione subalterna rispetto all’uomo. Com’è possibile che ci sono ancora oggi ad esempio, schiere di donne lavoratrici  che non  guadagnano lo stesso stipendio dell’uomo a parità di lavoro? Questo libro lo considero innanzi tutto una denuncia sociale, ricordo di come a volte le forze dell’ordine nonostante non lesinino il loro impegno nelle indagini, a volte sono le prime a perpetrare violenza quando una donna si reca  a denunciare.  Mi riferisco alla fatidica domanda, “com’eri vestita al momento della violenza”?  All’interno del volume c’è  pertanto un monologo denominato “Com’eri vestita” e sono considerazioni alquanto drammatiche. Nello scorrere dei racconti si riscontra anche un mio lato romantico personale che subentra quando manifesto un innato bisogno d’amore. In uno dei monologhi infatti, io mi rivolgo ad un uomo, gli chiedo di scrivermi una canzone e di farmi comprendere cosa sia il vero amore rispetto a tutte le “relazioni tossiche” avute in precedenza.

Ritieni di essere cambiata, oggi Ilaria, rispetto a quella di qualche anno fa ed essere oggi più matura e consapevole?

Io non mi faccio scrupoli  nel gridare la mia collera e il mio bisogno di rivalsa senza chiedere giustificazioni.  Non ho vergogna di presentarmi in tutte le mie contraddizioni e dicotomie, nel mio essere donna e bambina, così come a volte posso apparire casta e provocante. Io sono più sfaccettature, non sono solo la donna  vittima di violenza, ma anche una attivista, una scrittrice, una pittrice e una ballerina, una che ha voglia di manifestare se stessa in tutti i suoi aspetti, a dispetto di quello che è il pregiudizio dell’opinione pubblica. In “tutto ciò che sono” il lettore conoscerà Ilaria in tutti i suoi aspetti, un giorno romantica e l’altra arrabbiata con il mondo, con gli uomini, un altro giorno invece bisognosa d’amore,  desiderosa di avere un uomo affianco. Le contraddizioni fanno parte del percorso di vita. Questo libro sancisce l’inizio di una nuova Ilaria, che in passato è stata trattata male, derisa e violata. Molte volte sono stata io  stessa a  maltrattarmi e chiedo dunque perdono a quella bambina del passato, cercando  di rimetterla in gioco.  Quelli del passato io non li considero errori, ma tentativi di felicità. Le persone devono comprendere che non può essere una gonna a generare violenza, neanche la promiscuità di una donna deve generare violenza. Questo libro sancisce la manifestazione identitaria di ogni donna anche da un punto di vista sessuale, l’emancipazione e la libertà di essere quello che vogliamo essere, a prescindere da quelli che sono gli stereotipi.

Perché hai intitolato  il libro “tutto ciò che sono”?

L’ho denominato così in quanto è il mio specchio e mi ritengo una donna  libera di manifestarmi a 360 gradi come meglio credo.  Noi dobbiamo essere liberi di essere ciò che vogliamo, l’uomo può fare ballo, studiare danza, così come una donna può praticare uno sport dove la femminilità non è messa in primo piano. Anche nei riguardi degli uomini c’è una matrice patriarcale di fondo, che impone la virilità, la forza, spesso anche la violenza, per fare in modo che l’uomo mantenga il  suo ruolo. A volte  gli uomini  che piangono  vengono considerati degli omosessuali, troppo sensibili, effemminati. Ma per quale ragione? L’uomo ha il diritto di piangere.  Lo stesso discorso vale anche per la mascolinità applicata alle donne, come per esempio quelle che portano i capelli corti oppure una donna che gioca a calcio, a dispetto delle aspettative sociali, spesso viene etichettata come “mascolina”. Secondo me mascolinità e femminilità  sono definizioni che non hanno ragione di esistere, in quanto stereotipi.

Ilaria hai in mente altri progetti per il futuro?

Ho degli impegni  quasi tutti i giorni dal momento che prendo parte a dei convegni, ed entro breve inizierò uno studio promozionale. Poi ho intenzione di riprendere le mie passioni, mi piacerebbe un giorno diventare insegnante di ballo e bachata e fare dei videoclip. Così potrei trasformare alcune delle mie poesie in canzoni. Sto prendendo parte ad alcun concorsi letterari, ho un altro romanzo in lavorazione, intitolato “Al di la del bene e del male” che a breve cercherò di ultimare.

Grazie Ilaria Di Roberto e buona fortuna

Rino R. Sortino


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