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L’architettura secondo Lucrezia Russo, definisce uno stile risolutivo e funzionale, personalizzando ogni lavoro proposto con l’obiettivo finale di far vivere negli spazi il concetto di bellezza


Quando hai deciso di diventare architetto?

Fin da piccola ho avuto una passione per le materie artistiche. Andando alle scuole superiori mi sono appassionata al disegno tecnico e dal disegno tecnico mi sono appassionata agli artisti dell’epoca rinascimentale e del periodo neoclassico. Questi artisti lavorano sulle forme come ad esempio Brunelleschi, Michelangelo, Bernini, Palladio ecc. Infatti tutte le grandi opere italiane dal 500 in poi sono quelle che preferisco.

Qual’ è stato l’argomento di discussione della tua tesi?

Ho fatto la tesi sulla sperimentazione di opere removibili. Il mio progetto era un padiglione espositivo che poteva essere smontato e rimontato più volte in diversi posti nel mondo. È stato interessante lo studio del disegno del padiglione e del trasporto. Avevo calcolato come doveva essere incastrato nel container per essere trasportato con i tempi di montaggio e smontaggio nelle diverse città dove sarebbe stato portato. Un progetto realizzabile ai minimi costi con tutti i pezzi realmente reperibili sul mercato. 

L’architetto con chi si interfaccia quando fa un progetto?

L’architetto s’interfaccia in primis con sé stesso, perché lo scopo è quello di trovare degli stimoli e delle idee nuove anche nelle cose che si fanno ripetutamente, che sia un progetto di interni o di esterni. Mentre il committente che sia privato o pubblico è l’interlocutore principale di questo lavoro. L’architetto è il ponte fra la committenza, la ditta, i fornitori e a volte bisogna anche risolvere problemi e proporre soluzioni alternative.

Quali sono le maggior richieste?

Io mi occupo di progettazioni d’interni e contemporaneamente illustro progetti più grandi con programmi in 3D. La maggior richiesta è lo spazio. Mi chiedono di trovare spazio in più, o cercare di rendere l’interno di una casa più spaziosa possibile. Può capitare che il cliente vedendo il progetto di una casa in 3D non riesca a comprendere gli spazi, quindi io cerco sempre al meglio di spiegare quello che andremo a realizzare. L’altra cosa che mi chiedono con più frequenza è lo studio della luce. Dopo tanti anni d’esperienza riesco subito ad individuare le potenzialità di un appartamento ed i miei clienti rimangono contenti per il lavoro svolto. 

Come definiresti il tuo stile?

Ho uno stile che mira all’essenziale, preferisco le linee, le prospettive e amo studiare la luce naturale degli ambienti. Difficilmente scelgo le forme curvilinee. Il processo umano è un processo involontario. Infatti quando ad esempio in un progetto uso delle linee che richiamano la prospettiva o degli allineamenti all’interno degli spazi, anche un occhio che non ha studiato e non sa cosa sta guardando, né trae beneficio. Quando accade questa cosa, io so d’aver raggiunto l’obbiettivo. Il cliente rimane sempre soddisfatto perché nel mio progetto ho trasmesso la sensazione di confort e di armonia. 

Cosa non dovrebbe mai mancare in un quartiere?

Non dovrebbe mai mancare lo spazio verde e lo spazio per i più piccoli. Lo spazio verde migliora la qualità della vita di chi lo vive. Ovviamente va di pari passo il fatto che la gente dovrebbe migliorare il proprio senso civico. Si dovrebbe pensare allo spazio pubblico come all’estensione del proprio spazio privato. Noi spesso immaginiamo che la nostra casa sia confinata nel nostro appartamento, anche solo il condominio lo viviamo come se non fosse di nostra competenza. Invece tutto quello che viviamo fa parte della nostra competenza, perché noi facciamo parte della collettività. Magari abbiamo appartamenti che brillano e poi non abbiamo senso civico e sporchiamo le città, non curiamo gli spazi verdi. Qualche volta capita di andare in un parco e di vedere panchine nuove rotte o i semplici giochi dei bambini vandalizzati e poi l’incuria del comune, fa il resto. 

Come si presenta la figura dell’architetto in Italia rispetto agli altri stati europei?

Gli architetti italiani sono molto più preparati rispetto agli altri paesi europei. Perché gli studi sono molto più completi. Quello che cambia è come l’architetto viene visto negli altri stati. La figura dell’architetto in Italia è una figura subordinata all’ingegnere, perché si pensa che l’architetto abbia le idee e l’ingegnere le metta in pratica, invece non è così, sono due figure diverse.

Tra i lavori che hai realizzato, quale ti ha dato maggior soddisfazione?

Sicuramente i progetti piccoli, circa due anni fa, un cliente voleva realizzare un progetto in una casa fatta interamente di cemento armato, per cui per fare qualsiasi modifica bisognava aggirare il problema e concepire gli spazi in modo diverso. É stata un’impresa ardua ma alla fine il risultato è stato molto soddisfacente. Un’altra esperienza che ricordo con maggior soddisfazione è stata quando dovevo inserire degli elementi per un cliente nella stazione Tiburtina. Andai a fare le foto e dopo feci il progetto in 3D inserendo gli elementi richiesti. Sulla scrivania avevo due monitor del computer, in uno mostravo le foto fatte alla stazione Tiburtina mentre nell’altro c’era il mio lavoro finito. Bhè! Il mio collega non riusciva a capire quale fosse il progetto e quale la foto proprio perché, il mio lavoro era talmente reale e definito da lasciare stupiti i miei colleghi. Ancora ci ridiamo sopra. 

Quale significato ha per te il concetto di bellezza?

Quello che ti fa sentire a casa. Il concetto di bellezza è un concetto astratto e si basa sulle sensazioni. Tutto quello che nello spazio di un progetto ti fa sentire sereno e ti mette a tuo agio, per me è il concetto di bellezza.

Qual’ è il tuo sogno?

Il mio sogno è quello di non annoiarmi mai nel mio lavoro. Continuando a progettare in modo originale per creare nuovi spazi sempre diversi. Perché progettare è sentirsi vivi. Poter ogni volta affrontare una sfida nuova ed essere entusiasti degli obiettivi che si prospettano.

Sabrina Orrico


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