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Feker Abbassi: quando il pugilato diventa una ragione di vita


 

 

Da sempre nei confronti del pugilato ci sono molti pregiudizi. Alcuni lo considerano uno sport violento e distruttivo, altri invece una disciplina completa e raffinata Ogni giovane è in grado di  scegliere lo sport che più gli è  congeniale e nonostante si è condizionati dai mass media, dalla popolarità, non esiste solo il calcio come sport. E’ stato dimostrato che fare pugilato distribuisce su chi lo pratica, benefici fisici e psichici.. Di certo la boxe è una disciplina che aumenta l’autostima, soprattutto nei ragazzi, in quanto  insegna il rispetto per se stessi e per gli altri. Inoltre dal momento che è una  disciplina che si prepara insieme ad altri coetanei, questo coesistenza crea  un elevato senso di aggregazione sociale. Per tutti questi motivi, il pugilato giovanile può diventare l’unico vero deterrente contro la violenza e può curare i disagi legati al periodo dell’adolescenza. Feker Abbassi è un pugile nato in Italia di origine tunisina. Lo  abbiamo incontrato proprio il giorno dopo un suo esaltante incontro sul ring. La sua testimonianza è un esempio per tanti ragazzi.

 

Feker Abbassi buon giorno, com’è sorta questa tua passione per il pugilato?

La passione l’ho coltivata sin da ragazzo e  me l’ha trasmessa mio padre che è venuto a mancare troppo presto.  Io quando sono sul ring mi trasformo, divento un’altra persona e non sono più io. Questo perché forse sono cresciuto soffrendo. Quando papà è deceduto, sono cresciuto da solo ed è stata una grande responsabilità per me. Il pugilato mi ha dato quella forza per poter andare avanti e crescere da solo. Ricordo che il mio primo match è stato a quindici anni ed è stata una sensazione unica.

Oggi come vedi il tuo futuro pugilistico?

Ormai  ho 34 anni, mi resta qualche anno ancora da combattere, ma poi terminerò la mia carriera.  Sono diventato pugile professionista dal 2017 ed in questa categoria si incassano più botte vere. Nella mia carriera ho preso parte a  60 match da dilettante e compreso quello di ieri sera, cinque match da professionista. Ma la mia più grande soddisfazione oltre ad essere pugile, è quella di avere due figli meravigliosi.

Raccontami  com’è andato l’incontro di ieri sera

E’ stato un match molto duro sin dall’inizio,  però alla fine ce l’ho fatta ed ho ottenuto la vittoria ai punti,  dopo sei round. Il mio avversario proveniva dalle Marche, si chiama Keci Enea ed io sin dall’inizio avevo in mente una sola cosa,  riuscire vincere. Ci tenevo molto a questo incontro, combattevo nella mia città d’origine, Cisterna di Latina, dove c’erano tanti amici a vedermi, pertanto non volevo deluderli per nessuna ragione.  Devo dire che per prepararmi al meglio, i giorni precedenti al match ho effettuato la preparazione più lunga, due mesi .

Normalmente è dura la preparazione prima di salire sul ring?

Quando mi devo preparare per un incontro, mi alleno due volte al giorno, la mattina vado a correre e nel pomeriggio vado in palestra. Non è per tutti questa disciplina.

Che cosa ti prefiggi nel pugilato?

Per me la boxe è vita, io mi sto impegnando al massimo per poter  l’anno prossimo arrivare a fare un titolo italiano e sono convinto di essere sulla strada giusta. Con il match di ieri sera credo di essere  arrivato in graduatoria, il decimo in tutta Italia. La mia categoria è quella dei massimi leggeri, peso 90 Kg e sono alto 1,94

Ogni persona ha un suo sogno, il tuo qual è?

Il mio sogno è quello di vincere un giorno il titolo italiano da professionista. Già adesso  sto programmando il prossimo obiettivo in quanto da professionista si possono fare incontri ogni due o tre mesi e questo perchè i match sono piuttosto pesanti.

Cosa vuoi aggiungere Feker?

Vorrei ringraziare il manager Mirko Parisi per tutto quello che ha fatto per la boxe, a te personalmente che mi hai intervistato per la la rivista Latina Flash, poi vorrei rivolgere un particolare saluto a tutti gli amici della palestra di Cisterna di Latina.

Grazie Feker Abbassi, e un forte in bocca al lupo per il proseguo della tua carriera.

Rino R. Sortino


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