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La figura femminile nella letteratura


La Prof.ssa Miryam Ambrosini Relatrice alla Letteratura si è espressa con il seguente  testo “al Convegno del 26 novembre sulla Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna”

 

La letteratura ed in generale ogni forma di cultura, veicolano messaggi capaci di condizionare la vita delle persone. Le opere letterarie sono spesso lo specchio della società, ma, nello stesso tempo, la plasmano.

Partendo proprio da questi principi basilari,  nel lanciarmi in una, pur breve, incursione in ambito letterario di quella che è stata ed è la visione della donna e la sua posizione nel contesto sociale attraverso i vari secoli, ho immediatamente evidenziato le profonde differenze …direi persino “distanze” tra le interpretazioni del passato e quelle invece del presente.

Contemporaneamente ho dovuto però rendermi anche conto di come la figura femminile sembra essere sempre bloccata o in una visione formale, stereotipata e dunque banalizzata, limitata, oppure la si riscontra calata in un contesto per lo più di violenza che, partendo dalla semplice libidine, arriva alla violenza vera e propria – che sia di tipo verbale, psicologica o sessuale -, sino a giungere alla sua eliminazione fisica.

Per tornare al tema che mi compete – e cioè la figura femminile nella Letteratura – al fine di fornire, nel mare magno che questa comporta, almeno  alcuni degli esempi più significativi, voglio partire proprio dal Sommo poeta, Dante Alighieri,  che, nel celeberrimo V canto dell’Inferno, racconta, con commozione, non scevra però di condanna, la tragica vicenda di Paolo e Francesca: in fondo “un femminicidio ante litteram”. Vorrei avere il tempo per citarne almeno i brani più toccanti, ma forse è meglio che ognuno se li vada individualmente a rileggere, “in angulo cum libro”.

Altro esempio pregnante ed altrettanto famoso – anche se in questo caso la protagonista viene bollata come peccatrice e non vittima – è quello relativo alla Monaca di Monza, di Manzoniana memoria: ” … La sciagurata rispose.”

Subire le colpe per una scelta non propria, e cioè ” La monacazione forzata”, la rende invece, a mio parere, una vittima … Quasi una SAMAN del passato: due donne, pur in secoli così lontani tra loro, per diverse piaghe dell’animo, altrettanto sfortunate. Entrambe infatti considerate ” donne oggetto” nelle mani di un padre padrone o di fratelli despoti ed autoritari

Un altro caso celebre, questa volta della letteratura straniera, è  Fantine, l’angelo.caduto dei Miserabili di Victor Hugo: alla donna non è permesso sbagliare, perché già Eva sbagliò per tutte noi.

E, man mano, scivolando nell’Ottocento – secolo, apparentemente, così garbato, salottiero ed elegante – ci si accorge come il tema della violenza – ancor più se si tratta di vero e proprio ” stupro ” – venga accuratamente evitato, cancellato, quasi negato.

Una delle poche citazioni dell’epoca, l’ho reperita in una novella del Verga –  che intendeva rispondere almeno al suo ansito di ” Verismo”-, e cioè ” Tentazione” “, dove una violenza di gruppo di tre ragazzi ai danni di una contadina – che non ci viene neppure descritta se fosse bella o brutta, giovane o vecchia, in abiti succinti o monacali – viene liquidata come  “l’eterna tentazione che rappresenta la donna, per il semplice fatto di essere DONNA”. L’Autore tra l’altro non ci fornisce nessun giudizio morale in proposito.

Oppure, sempre in questo secolo morigerato, si torna al concetto, sia pure edulcorato, della donna oggetto, come nel caso di Nora di “Casa di bambola” di Ibsen, che, tra ninnoli e merletti, è in realtà privata di ogni volontà e ritenuta così scarsa d’intelletto da privarla di ogni potere decisionale.

Come non ricordare infine anche Madame Bovary o Anna Karenina, che pagano il loro anelito d’amore, che si scontra con il perbenismo del secolo, con la morte.

Anche in ambito poetico, sul tema, si evidenzia la stessa reticente miopia.

Unico esempio forse da citare, sempre nel panorama ottocentesco, una poesia, tratta da ” I fiori del male” di Baudelaire, la lirica  “A celle qui è trop gaie”, dove ugualmente il poeta Tutt’altra impostazione ritroviamo invece nella Letteratura e nella visione poetica moderne.

In questo contesto, scrittori e poeti e saggisti, hanno raccontato e raccontano, spesso senza veli ed, a volte, non senza una certa morbosità e pruderie, le violenze di cui le donne seguitano ad essere vittime, sconfinando poi nella narrazione di vari e ripetuti casi di omicidio, per cui si è andato coniando lo sgradevole termine di ” femminicidio”.

 Tutt’altra impostazione ritroviamo invece nella Letteratura e nella visione poetica moderne.
In questo contesto, scrittori e poeti e saggisti, hanno raccontato e raccontano, spesso senza veli ed, a volte, non senza una certa morbosità e prouderie, le violenze di cui le donne seguitano ad essere vittime, sconfinando poi nella narrazione di vari e ripetuti casi di omicidio, per cui si è andato coniando lo sgradevole termine di ” femminicidio”.

Tra i tanti esempi che ci fornisce dunque in merito la odierna produzione letteraria e poetica, a motivo di un tempo di esposizione assai contingentato, mi  limito a ricordarne soltanto alcuni, a mio parere, particolarmente significativi, quali:

1) ROSE MADDER di Stephen King, dove la protagonista subisce ogni sorta di vessazione e violenza, sia fisica che psicologica, da parte del marito, ma che, sconfinando poi nel mito delle Erinni, avrà una sua legge del contrappasso.

2) SLEEPING BEAUTIES, l’ultimo romanzo di S. King appena uscito alle stampe, che si svolge all’interno di un penitenziario femminile, dove le detenute verranno ripetutamente violentate da una guardia carceraria e non solo.

3) FIELE E MIELE di Cinzia Merletti

4) IL SILENZIO DELLE RAGAZZE di Pat Barker.

5) LE BAMBINE NON ESISTONO di Ukhima Mamoori.

Ed, a questo punto, permettetemi di nominare anche il mio PHANTAZO, con tre delle protagoniste vittime di violenze: la violenza bruta del mondo contadino, per quanto riguarda MARA; la violenza psicologica, per quanto riguarda FRANCESCA; ogni tipo di violenza, sopruso, umiliazione per quanto riguardo YASMINE, giovane donna afgana durante il primo dominio talebano.

In merito al panorama poetico,  gli esempi sono troppi per poterne fare menzione, mi limiterò a  citare molte delle Liriche della nostra ALDA MERINI, ed, in tal caso, vi invito ad una lettura diretta.

Un piccolo contributo poetico l’ho fornito anch’io, con la mia poesia “GUARDALA!”, depositata ora nell’Archivio dell’ Associazione Doppia Difesa, creata proprio per la salvaguardia delle donne.

Un discorso a parte meriterebbe il saggio di VIRGINIA WOLF: “Una stanza tutta per sé”, dove l’autrice, anticipando di molto i tempi, con grinta e determinazione, rivendica un ruolo attivo, consapevole e produttivo della donna, sia nel privato che nel campo dell’arte e della cultura, relegata invece, come era al suo tempo (siamo nella fine dell’Ottocento) ai soli ruoli di figlia, moglie, madre ed esclusa persino dal diritto allo studio.

Termino con una breve incursione nel mondo del FUMETTO – a cui anche I MANGA, seguitissimi dagli adolescenti e dalle ultime generazioni in particolare , appartengono e che rappresentano a volte una vetrina di inaudita violenza -, citando una eccezionale disegnatrice/pensatrice NINA BUNJEVAC, con la sua opera ” BEZIMENA” (anatomia di uno stupro).

Qui la violenza subita, con le inevitabili, immarcescibili ferite dell’anima, si fa immagine, energia attiva e sconvolgente di un fenomeno che seguita purtroppo ad espandersi.

ll mio obiettivo con gli ultimi due racconti è di trasformarli in un cortometraggio

 

MYRIAM AMBROSINI

 


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